Intervista a Davide Grazielli

Ecco come ci piace vedere realmente il Coach

Atene, anno 2013… io ero un bocia che da pochissimo entrava a far parte del mondo della corsa e che stava per trascorrere 36 indimenticabili ore al seguito di un atleta/leggenda ad una delle gare più dure e “assurde” del pianeta, lo spartathlon!

Così ho conosciuto questo diversamente giovane ultra-runner, una persona vera che, oltre ad essere un atleta con un curriculum importante, a differenza di altri suoi “colleghi” da sempre scambia senza impegno una parola con tutti e proprio per questo l’ho sempre apprezzato e rispettato.

Partecipare alla Western States è difficile e finirla sotto le 20 ore ancora di più…

Dopo questa sviolinata da picco glicemico sono riuscito a rubargli un’intervista perché devo ammettere che è una delle poche persone che conosco che è riuscito ad essere in linea con le linee guida sull’alimentazione e nutrizione in gara infatti possiamo già spoilerare che Lui è in grado di mangiare regolarmente gel ogni 45min su gare che possono durare anche 18 ore… correggimi se sbaglio…

Quindi diamo inizio alle danze e via bene con le domande!

Nome: Davide

Cognome: Grazielli

Età reale (e non mentire😉)? 46 a settembre.

Età percepita?  Vedi sopra

Età metabolica? Qui forse mi salvo due o tre anni… ma il tempo scorre veloce.

Da quanto possiamo dire che sei un’atleta? E non dire che non lo sei mai stato!!!

Ho ripreso a correre seriamente una quindicina di anni fa dopo aver passato dieci anni in cui era puramente un’attività di svago una o due volte la settimana.

Facciamo un po’ di proloco sulla tua terra e sul tuo famoso “temple of miles”, raccontaci dove vivi e che piatti deve assolutamente provare la gente che passa dalle tue parti?

Vivo nel Levante ligure, tra il Monte di Portofino e la città di Genova. E’ uno spazio magico perché in una ventina di chilometri ci sono sentieri e dislivello per consumare qualsiasi runner. Se d’inverno affascina per il meteo quasi sempre clemente, la mia stagione preferita è l’autunno, con le giornate ancora calde ma i paesini che ritornano al loro tran tran dopo la follia estiva. Qualcuno ha iniziato scherzosamente a dire che veniva in “pellegrinaggio” a farsi dei bei lunghi, e da allora è ufficialmente il Tempio delle Miglia.
Piatti consigliati? Ortodossia totale alla tradizione ligure: trofie (nate nella valle a fianco alla mia) o trenette avvantaggiate al pesto, pansoti col sugo di noci, torta pasqualina, focaccia normale e focaccia di Recco, ripieni di verdure, cundiggiun… Cucina povera ma sincera.

Qualcuno diceva “speed is sex, distance is love” e tu con la tua passione per le 100miglia hai preso bene questa frase già in “tenera età” rispetto alla moda odierna dell’ultra running, quindi la domanda è: perchè hai cominciato a correre così tanto quando non ancora non era pubblicizzato come adesso questo sport?

Ho sempre ammirato il modo di approcciare la corsa degli americani. Zero scena, zero paranoie, semplicità essenziale. Da loro le 100 miglia sono sempre state la distanza definitiva, riverita. E così un po’mi è entrata in testa questa idea. Poi, all’atto pratico ho visto che era una distanza che mi si addiceva: non ho mai avuto problemi a fare chilometri anche quando da noi l’idea era un po’bistrattata, e nelle gare lunghe esce un po’la parte emozionale e mentale che forse riesco ad approcciare in maniera efficace.

Il tuo bagaglio sportivo è decisamente importante e oggi quanto ti piace bastonare con la tua esperienza in gara le giovani burbe?  

Hahahhahaah non mi riesce più, purtroppo. Cerco di tenere botta con l’esperienza, ma per stare davanti, oggi, serve altro. Scherzi a parte, è esaltante vedere ragazzi giovani e dotati atleticamente che finalmente si buttano nel nostro mondo con voglia e metodo, in maniera molto più decisa e strutturata. Li ammiro ed è sempre un piacere quando posso affrontarli in gara. E mi piace avere un ruolo nella formazione di qualcuno di loro come allenatore. Poi, chiaro, col pettorale indosso, non si fanno prigionieri.

Parliamo di gare, hai una gara che possiamo dire sia stata perfetta? Come hai gestito l’alimentazione? 

La mia gara (semi) perfetta è stata sicuramente SDW del 2013, è stato l’allinearsi di cento variabili diverse. Ci sono stati momenti in cui potevo continuare ad accellerare a piacere al miglio 80/85, una sensazione esaltante. L’alimentazione è sempre stato un mio punto forte, forse lo zenit della mia follia è stato UTMB 2015 dove ho ingerito in 26 ore 52 gel, qualche litro di Coca Cola e direi niente altro. Nessun problema e alla fine ero anche semi sobrio.

Ma nessuno nasce imparato, raccontaci il tuo peggiore mistake alimentare in gara?

Negli ultimi anni non ho fatto cose clamorose. Piccoli errori, anche di inesperienza: ogni gara ha le sue particolarità, anche dal punto di vista alimentare. Quest’anno ho imparato che l’altitudine ha un impatto, altre volte è il caldo, altre il freddo. Le vere storie dell’orrore risalgono agli albori, come voler fare la CCC con acqua e glucosio, o 50 km tirati mangiando solo miele. Roba così. Ma erano anni fantastici, provavamo qualsiasi teoria per sballata che fosse. Poi una mezza idea me la sono fatta, tu qualcosa mi hai insegnato, e ora cerco di sperimentare tutto, ma tenere la base che ho testato nel corso degli anni.

E’ la paura di molti, ma a te è mai capitato di vedere il muro o il sipario che cala per aver finito la benzina in gara?

Paradossalmente mi è capitato più spesso in gare corte e tirate che in gare lunghissime. In gare lunghissime sai che ne puoi uscire sempre con pazienza, ti metti il cuore in pace e ci navighi dentro. Quest’anno a Lake Tahoe ho vomitato tutto mentre ero in testa e ho fatto quattro ore sbocconcellando fajitas al formaggio e bevendo acqua gasata. Poi piano piano è rimasto giù qualcosa ed alla fine ci mangiavamo grilled sandwiches e tattered tots dalla tasca dei pantaloncini come se non ci fosse un domani (pre Virus, ovvio)

Adesso che fai il coach, possiamo dire che stai allevando nuove bestie mangia km, come sono cambiati (se sono cambiati) gli atleti rispetto al passato secondo te?

Sono cambiati molto. C’è grande consapevolezza, grande voglia di fare, meno chiusura. Sono più atleti e meno bestie da fatica. A me queste nuove generazioni esaltano tantissimo, mi trasmettono una carica pazzesca. A volte mi trovo a redarguirli perché questa bulimia di corsa li porta a strafare, ma non riesco ad incazzarmi perché è bellissimo così, vederli provare e fallire e il giorno dopo ripartire ancora più carichi.

Cosa spinge sempre più persone ad intraprendere questi “viaggi”?

La voglia di essenzialità, forse. Pensare a se stesso in uno stato primario: mangiare, bere, mettere un piede dietro l’altro. Ma ciascuno di noi ci arriva con un percorso individuale, proprio.

Dicono che invecchiando il metabolismo rallenta, ma con te possiamo dire che è meglio comprarti da vestire piuttosto che offrirti la cena, hai qualche storia da “man VS food” da raccontare? Oppure quale piatto/alimento mangeresti all’infinito?

Vero, mangio quantità importanti. Ma ho sempre avuto una dieta molto equilibrata, quindi non ho mai accusato. Anzi, nelle settimane dove carico davvero chilometri, il mio problema reale è ingerire abbastanza cibo. Cosa mangerei senza fine? Dai, ti tiro fuori un piatto ligure misconosciuto, la “pute”: praticamente è polenta fatta dentro il minestrone con ceci o fagioli. Unisce due mie grandi passioni (polenta e minestrone) e con una cucchiaiata di “prescinseua” (cagliata ligure) sopra, è la fine del mondo. Se vuoi un’alternativa leggera, in questo periodo da noi si mangiano fave e formaggio di pecora fresco: ecco, di fave e sardo fresco potrei mangiare quantità abominevoli.

In questo sito si parla di alimentazione, regalaci un tuo consiglio per tutti coloro che segui e puntano a far bene?

Quello che dico sempre ai ragazzi/e è di costruirsi comunque un piano alimentare provato. Poi andrà comunque a schifo in qualche momento, e allora si vedrà la lucidità dell’atleta di sapersi adattare mantenendo una sorta di filo logico. Ma una idea di base sulle calorie da assumere, quando e come, bisogna averla, sarà quello a tenerti a galla.

Beh un grazie a questo atleta e speriamo di poter andare via bene al più presto nel magico tempio delle miglia che vi posso assicurare merita di essere esplorato per lo spettacolo che può offrire.

E scavando in vecchi archivi storici si scopre che…

Una sfida mai raccontata…
e fu così che Forrest Gump divenne un atleta DU…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *